From the Plumcake(s) to the Gingerbread House

How Gianni Cella left the group to follow his artistic path

“C’era una volta una favola. Ma era scialba. Anzi, forse triste. Pareva un viandante intriso di nebbia, umido dalle ossa allo sguardo. Una fiaba scolorita, appassita, come se il bianco e nero della realtà avesse sconfitto i colori della metafora. Allora Gianni Cella si mise nei suoi panni. Lui era capace di cambiare i panni addosso.

Per anni aveva vissuto dentro un Plumcake. Certo, all’inizio l’avventura doveva essere prodiga di piacere. Chissà le leccornie. Ma poi trigliceridi e colesterolo avevano sopito la sofficità del divertimento; la meraviglia si era tradotta in banalità quotidiana e il sapore dell’inventiva si è tramutato forse nella nausea da zuccheri. Allora Gianni Cella era balzato fuori dal Plumcake, aveva salutato tutti e si era incamminato lungo il fiume, a respirare afa e zanzare in estate, poi brume e brine in inverno, bagliori di rumori laggiù, dove la strada percorre il buio e conduce oltre gli argini di bosco. Ma era tornato a respirare. Lontano dalle uvette, dalle mandorle, dalla panna e da tutte le tentazioni che invadono banconi e vetrine delle pasticcerie. Era tornato libero, forse senza nemmeno una goccia di nostalgia. Quando vide la favola, non si accorse di entrare, saltò dentro e basta. Poi capì e sorrise. Così la favola riprese colorito. E comparvero tinte pastello. E anche la luna si stupì ma non disse nulla perché lei non perde mai il magico aplomb” [...].

(Claudio Rizzi, on the occasion of the exhibition “Generazione anni ‘50” (2004) at Museo Civico Bodini-Germonio (VA), in Biancoscuro – Rivista d’arte, p. 36, n. 22, June-July 2017, qte.)

Background picture: G. Cella, La casa che vola, 2013

On the stroke of new Millennium, in the way it happens in a real fairy-tale, one of the characters, Gianni Cella, “leaves the nest” to take his own training path, and to cultivate his own artistic identity. He starts an adventure to conquer a new “Realm”. And the “New Realm” pops up on the road, just like the Rabbit Hole: “When he saw the fairy-tale he did not realize of going into it, he jumped in it and that’s all” (qte from the text above, free translation from Italian).

From the Plumcake(s) to the Gingerbread House.

As Renato Barilli writes in a critical text of 2011 “[…] the time has come to give to each of these artists what they deserve, in their own autonomous path […] Cella, compared to the ex-colleagues, stands out for a greater striving for storytelling, and for a greater commitment to make his subjects more analytic and more articulated, paying the price, vice-versa, to reduce the sculpted prominence”.
(R. Barilli, testo critico Mostra Cella-Palmieri, Galleria Arrivada, Chur, 2011, qte., free translation from Itailan)

The “striving for storytelling” leads him to visit the “Fantasy Kingdom”, where visionary and grotesque characters works on metaphors and symbols of the human condition, especially on the human relations in the in “mass society”: “[…] with his look- which is sometimes grotesque, sometimes gloomy – Gianni Cella perfectly combines creative intuition and playing, leading us in his peculiar way of “looking” at the world [...]”.
(P. Rigamonti, Una vita lemme lemme, Showcases Gallery, Varese, 2018, qte., free translation from Itailan)

Show must go on
(cit., M. Sciaccaluga, p.3, Gianni Cella, Pavia, 2002): if you would like to know the sequel of Gianni Cella’s fairy-tale: click here

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